Riccardo Zappa alla Scuderia Castello, sabato 22 settembre 2018

Serata da ricordare, quella del 22 settembre, per tutti quelli che c’erano. Ed erano tanti. L’appeal di un musicista di rango come Riccardo Zappa ha funzionato. A dimostrazione che la qualità paga.
La strada intrapresa dalla Scuderia, di continuare a fornire ottimi cibo e accoglienza ma infiocchettare con eventi di alto livello è quella giusta.

Riccardo Zappa è il più importante chitarrista acustico che abbiamo in Italia dalla metà degli anni ’70. Parlano i numeri: 23 album incisi a suo nome, e una quantità di copie vendute che la maggior parte delle band che sono al centro dell’attenzione non hanno mai raggiunto. Che valgono il doppio perché la musica di Riccardo Zappa è strumentale, dunque più difficile da smerciare o da passare alla radio. Niente canzonette ma quadri sonori di cristallina purezza: della stessa qualità dell’atmosfera che aleggia intorno alla Scuderia quando dalla sua terrazza ci si sofferma a guardare il lago in lontananza. Una musica per questo particolarmente adatta al luogo. Se avete una certa sensibilità. Qualità che tutti i presenti al concerto hanno dimostrato di avere. Generando scrosci di applausi sinceri alla fine di ogni brano eseguito con impareggiabile tocco da Riccardo Zappa.

Il chitarrista romagnolo (nato a Forlì) ma di adozione milanese, ha ‘prestato’ la sua chitarra ad artisti del calibro di Antonello Venditti, Eugenio Finardi, Gino Paoli, Mina, Mia Martini, Giorgio Gaber… Ha scritto il primo brano inciso da Fiorella Mannoia e la colonna sonora di Piccoli fuochi del regista Peter Del Monte e con Valeria Golino. Tra le curiosità che meritano di essere ricordate, e rendono bene l’idea di chi stiamo parlando, vale la pena citare come la radio indipendente più importante di Milano e forse dell’intero paese – Radio Popolare – nel 1978 indice un referendum tra gli ascoltatori per trovare una sigla per il proprio radiogiornale. Sbaragliano la concorrenza – che in quegli anni in fatto di nomi leggendari non era poca – e arrivano ex equo Bob Marley e Riccardo Zappa, due brani dei quali diverranno la sigla, alternata, cercata dalla stazione radio.

Ancora più sorprendente e ciò che accade nel 1982, in occasione della pubblicazione dell’album Haermea, quando il Premio Nazionale del Paroliere – che si occupa appunto di parole – conferisce a Riccardo che riempie i suoi dischi di soli suoni il premio come Musicista rivelazione dell’anno. Non meno eclatante è il risultato che il chitarrista ottiene nel 1984 sulla rivista specializzata Guitar Club che indice un referendum tra i lettori per decretare il migliore chitarrista acustico italiano: la spunta Riccardo Zappa che vincerà il premio per cinque anni consecutivi! Dopodiché verrà escluso dalle votazioni in modo da lasciare un po’ di suspence sul successivo vincitore.

Alla Scuderia, Riccardo si è seduto su una sedia nell’angolo riservato ai musicisti e ha preso a suonare la sua Martin a 12 corde, la Ferrari delle chitarre acustiche, firma della quale è stato endorser, estraendone una cascata di note che ha ammantato la balconata della Scuderia di una atmosfera che qualcuno (Giovanni) ha definito “magica”. Momenti di grande dinamismo sonoro, fatto di colpi che si abbattono su tutte le corde, si alternano a delicati tocchi sugli armonici che generano suoni ricercati, capaci di raggiungere le zone più recondite dell’animo dell’ascoltatore.
Il pubblico dimostra di avere buona sensibilità e apprezzare senza mezzi termini. Gli applausi sono ogni volta scroscianti e sinceri. Del resto molti sono venuti appositamente per sentire lui. E quelli che hanno puntato sul cibo, sono consapevoli di avere fatto bene a riporre la propria fiducia nella capacità della Scuderia in fatto di belle sorprese.
Zappa ha eseguito una serie di brani tratti dai diversi periodi della sua carriera, che spaziano dall’esordio – Celestion – per arrivare fino all’ultimo C’è bisogno di grano del 2017. I titoli dei brani, alcuni dei quali si dipanano come piccole suite, sono “Fondali”, “Cooper & M.P.”, “Scioglidita”, “The Avonbridge”. Il primo set dura una quarantina di minuti. Una piccola pausa nella quale il chitarrista torna al suo tavolo per immagazzinare un po’ di energie, soprattutto nervose, e il concerto riprende.
Nell’aria volano le note di “Definire significa limitare”, “Come apparire a Cap Frehèl”, “Sonata mediterranea”.
Il secondo set di musica, con l’esecuzione di “I King” e “Così diversa…eppure…”, dovrebbe essere l’ultimo e portare alla fine del concerto. Ma i presenti si uniscono nella richiesta di un bis, e infine di un secondo invito a Riccardo per ritornare nel suo angolo e ammaliare tutti per un’altra manciata di minuti, con un paio di brani di inusitata bellezza, compreso “Corale dalla cantata 457” di J. S. Bach.
Alla fine della performance, il ringraziamento del pubblico è un’ovazione unanime. C’è anche qualcuno che ha portato dei vecchi vinili da fare autografare. Proprio come accade nei luoghi dei grandi eventi. Una scena che scalda il cuore di tutti noi che col vinile siamo cresciuti, per i quali la musica ha avuto – e ha tuttora – così tanta importanza.
Grazie Riccardo, la buona musica è soprattutto questo. Un insieme unico di emozioni che rimbalzano da un tavolo all’altro, da una persona all’altra. Scuderia, avanti così.   

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